Per gli uccelli, per la natura, per la gente

 

Per impedire che ci privino di queste bellissime e gioiose creature invitiamo chiunque sia testimone di catture o uccisioni ad avvertire tempestivamente il Corpo Forestale dello Stato al numero telefonico 1515 ed i Carabinieri al numero telefonico 112 e divulgando ai conoscenti e famigliari quest’articolo.

Solo così potremmo continuare a gioire di quei trilli e canti senza l’angoscia che qualcun altro ce ne possa privare!

Cardellino e Fringuello

Il periodo che va dall’inizio dell’autunno fino alla primavera inoltrata è quello più “delicato” per la fauna selvatica che, con la diminuzione delle ore di luce e con l’abbassarsi delle temperature, deve attivare vere e proprie “strategie” di sopravvivenza per procacciarsi il cibo e per superare il rigido inverno.

A queste difficoltà naturali, però se ne aggiungono altre di carattere umano e che di “umano” hanno ben poco: la cattura di uccelli tramite reti o appostamenti presso i nidi, ovvero l’uccellagione.

Lo scopo di tali crudeltà è quello di procurarsi uccelli canori, da tenere in gabbia o da utilizzare per la riproduzione, tramite il l’utilizzo di reti e l’impiego di richiami vivi (tutte attività illegali). I richiami vivi sono esemplari che vengono imprigionati in minuscole gabbiette colme di escrementi, prive di acqua, spesso mutilati per impedirne il volo e accecati per “facilitarne” il canto e a cui viene affidato l’ingrato compito di attirare altri individui. Quelli più “fortunati” vengono legati con delle speciali imbracature proprio alla rete che servirà per intrappolarne altri! Dopo ore di agonia appesi alle reti, i “freschi di cattura”  che sopravvivono, dovranno affrontare una lunga detenzione ammassati in minuscole gabbie al buio di umidi e sporchi scantinati. Alcuni di essi verranno venduti rapidamente a bassissimo prezzo, perché solo 1 su dieci riuscirà a sopravvivere all’incauto acquirente che spesso non sa di commettere anch’esso un reato. Gli esemplari che dimostreranno di avere più resistenza e adattamento, e che sono stati selezionati perchè hanno un “buon canto”, dopo circa due settimane di buio vedranno la luce e dovranno superare un ulteriore prova: resistere alla voglia di tornare liberi! Molti infatti tentano la fuga attraverso le sbarre con l’unico risultato di procurarsi ferite alla testa, al becco, spezzarsi le penne o morire incastrati. I maschi che “dopo tante cure” avranno perso la voglia di cantare, verranno accecati dai loro carcerieri per “migliorarne” il canto. Tutti questi uccelletti hanno però un passaggio finale comune: quello di essere venduti ai vari mercatini che alimentano il giro di denaro della criminalità organizzata. Qui diversi Cardellini ma anche Fringuelli, Verzellini e tanti altri passeriformi alimentano le insane voglie di collezionisti, degli organizzatori di gare canore, degli allevatori e dei privati che non sanno (o fanno finta di non sapere) che oltre alla cattura è vietata anche la detenzione e la commercializzazione della fauna protetta: i reati vanno da furto allo Stato alla ricettazione, dal maltrattamento all’uccisione di animali.

In questi ultimi mesi, come ormai da anni,  la nostra regione è stata coinvolta da tali  attività incivili che provocano danni irreversibili al già compromesso patrimonio naturale ed avifaunistico, che ricordiamo viene tutelato anche dalle normative comunitarie ed internazionali.

All’Ospedale per la Fauna Selvatica, gestito dalla LIPU in collaborazione con la Provincia di Campobasso, sono giunti recentemente una cinquantina di Cardellini (Carduelis carduelis) oggetto di sequestro. In soli due giorni  il Corpo Forestale dello Stato ed i Carabinieri hanno potuto denunciare diverse persone per i reati previsti dalla Legge 157/92 (caccia con metodi illegali a specie protette) e dalla Legge 189/2004 (maltrattamento animali). Di questi circa 30 Cardellini sono tornati liberi  mentre altri sono in attesa di guarire dalle ferite inferte da questa crudeltà.

Anche in Gran Bretagna vi era l’usanza diffusa e crudele di imprigionali per la loro bellezza ed il canto ma questa terminò verso la fine dell’800. Il nome Cardellino deriva dalla sua abitudine a nutrirsi di semi di Cardo anche se non disdegna insetti e altri semi/bacche. Il fatto di non venire punto dalle spine del Cardo, lo fece associare alla corona di  spine di Gesù Cristo crocifisso al quale si dice abbia provato a “togliere” una spina macchiandosi la testa di rosso. Per tale motivo, diversi pittori del Rinascimento come Raffello e Leonardo Da Vinci, lo inserirono nelle raffigurazioni della Madonna con il Bambino ad indicare la triste sorte che sarebbe toccata a Gesù. Questo uccellino di circa 15 grammi e 12 centimetri di lunghezza è stato anche fonte di ispirazione per i compositori: il Concerto n.3 di Antonio Vivaldi è ricchissimo di trilli ed è conosciuto con il nome “Il Cardellino”.

Pubblicato sul periodico  “La Fonte” (dicembre 2006) 

Un altro piccolo uccello canoro vittima delle catture illegali è il Fringuello (Fringilla coelebs). Il nome coelebs significa celibe e gli è stato attribuito per l’abitudine dei maschi e le femmine a formare (talvolta) stormi separati durante l’inverno. Misura poco più di 14 centimetri e raggiunge i 20-25 grammi di peso ed il maschio si riconosce per avere un “casco” grigio-bluastro sulla testa mentre la restante parte ed il petto sono brunastri. La sua alimentazione è simile a quella del Cardellino.

Cardellino liberato

Fringuello in cura