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Per gli uccelli, per la natura, per la gente |
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In primavera, durante una passeggiata, può capitare a chiunque di trovare un nidiaceo (= un piccolo di uccello). Anche se l’istinto umano reagisce allo stimolo che induce a raccogliere il piccolo e portarlo a casa per “allevarlo”, questo atteggiamento, peraltro lodevole, non è il migliore per la salute del nidiaceo. Infatti gran parte di essi abbandona spontaneamente il nido (merli, passeri, civette …) quando ancora non sanno volare bene ma continuano ad essere seguiti e alimentati dai loro genitori. Raccogliere uno di questi nidiacei significa strapparli alle necessarie cure parentali. Esistono quindi due principali situazioni da valutare attentamente: 1. I nidiacei sani (anche se ancora incapaci di volare) che non sono in reale pericolo devono essere lasciati nel luogo esatto di ritrovamento. Se sono stati portati via dal luogo devono essere riportati al più presto: dopo qualche ora è già troppo tardi. In molti casi i genitori smettono di cercarli credendoli predati. 2. Nidiacei feriti o in reale stato di pericolo minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo alla strada, o che per sopravvivere hanno bisogno di cure devono essere consegnati al più vicino Ospedale per la fauna selvatica (CRFS e CRAS).
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Il più delle volte l’animale selvatico necessita di cure immediate che solo un veterinario esperto in animali selvatici e con una buona esperienza in questo settore potrà fornirgli. Trattenere o allevare un selvatico costituisce un reato ai sensi della Legge 157/92, la Direttiva Uccelli 79/409/EEC e la Convenzione di Washington (CITES). E’ infatti vietata la cattura, l’uccisione, la distruzione di nidi, la detenzione di uova, nidiacei, esemplari vivi o morti ed il disturbo ingiustificato ed eccessivo. Inoltre se l’animale è tenuto in condizioni inadeguate (scarso igiene, alimentazione errata, luogo inidoneo, ecc.) può costituire reato penale secondo l’articolo 727 del C.P. Alcuni animali selvatici sono potenzialmente pericolosi: possono mordere, beccare o ferirvi con gli artigli. Munitevi quindi di guanti spessi per maneggiarli o di un’asciugamano o giaccone per prenderli ma attenzione a non avvicinarlo al corpo, specialmente ad occhi e volto. Non improvvisate cure veterinarie o alimentazione ma limitatevi invece solo a disinfettare le ferite sanguinanti con acqua ossigenata. Ponete l’animale in una scatola di cartone ben chiusa e di dimensioni adeguate (poco più grandi dell’animale in questione) dove avrete precedentemente praticato alcuni fori per permettere l’aerazione e sistemati fogli di giornale sul fondo. Se l’animale possiede ferite ponete una zanzariera sopra la scatola per evitare che le mosche possano infettarle con le loro larve. Ponete la scatola in un luogo tranquillo e sicuro (dove non si incastri o possa fuggire nel caso forasse la scatola, lontano dai bambini e dagli animali domestici), possibilmente al buio. In questo modo l’animale si tranquillizza evitando di aumentare lo stress causato dal trauma, dalla cattura e dal luogo estraneo ed innaturale in cui si trova. Non utilizzare gabbie, gabbiette, trasportini per gatti o cani, e altri contenitori aperti: aumentano lo stress, le possibilità di ulteriori traumi o aggravamenti e che le ferite siano infettate dalle mosche (miasi). Non inserire nella scatola ovatta, panni o stoffe sfilacciate. Non legare le zampe in alcun modo e con nessun materiale. Consegnarlo entro poche ore dal ritrovamento (massimo entro le prime 24 ore) alla più vicina struttura specializzata in selvatici. In molti casi il ritardo nel ricovero può comprometterne il recupero ed il ritorno alla libertà. Nel caso di animali molto giovani, cuccioli o nidiacei, sistemate accanto o sotto la scatola una borsa d’acqua calda o una bottiglia di plastica riempita di acqua calda ma non porre l’animale o la scatola su o accanto a stufe o termosifoni accesi e consegnare l’animale entro poche ore dal ritrovamento. Allevando cuccioli e nidiacei si rischia di “imprintarli”sull’uomo (in pratica si devia la loro identità in modo irreversibile) impedendogli di poter affrontare una normale vita libera. Inoltre con tipologia e quantità di cibo inappropriato alla specie o al caso clinico si rischia il blocco del metabolismo, una errata o insufficiente crescita, carenze alimentari, intossicazione, sviluppo di infezioni, stress, decesso… . Molti animali selvatici sono inidonei alla vita in cattività e possono morire per svariate cause durante un allevamento inadeguato. Inoltre è necessario un medio-lungo periodo di riabilitazione al volo e di riambientamento prima di poter affrontare la vita selvatica sia che si tratti di cuccioli e nidiacei che di adulti. Per cui è urgente e necessario consegnare al più presto ad un Centro recupero l’animale selvatico. Qui nidiacei e cuccioli potranno crescere con altri esemplari della loro stessa specie ed affrontare un graduale ritorno in natura. |
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Se trovi un animale ferito... |
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Rivolgetevi tempestivamente all’Ospedale per la fauna selvatica più vicino (CRFS -Centro Recupero Fauna Selvatica o CRAS - Centro Recupero Animali Selvatici), in Molise potete chiamare al n. 347/9802245 per ricoverarlo urgentemente. Per evitare inutili e lunghe staffette consegnate direttamente voi l’animale al Centro più vicino: potrete dare e ricevere utili informazioni sull’animale ed assicuragli tempestive e appropriate cure ed alimentazione. Se il Centro è troppo lontano e nessuno può accompagnarvi potete contattare e consegnare l’animale alla Stazione del Corpo Forestale dello Stato più vicina (per informazioni telefonare al 1515) o alla Polizia Provinciale, in Provincia di Campobasso potete chiamare il n. 0874/604228 o ad altre Forze dell’Ordine (esempio Carabinieri, Polizia) che rappresentano lo Stato. |
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Avete trovato un animale selvatico ferito o in difficoltà? |
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Perché non posso trattenere o allevare l’animale selvatico? |
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Hai trovato un piccolo di uccello in difficoltà? |
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Cosa devo e cosa non devo fare? |
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Non umanizzare un animale selvatico. Le manifestazioni di affetto da parte dell’uomo come le carezze lo spaventano e lo stressano (se chiude gli occhi è indice di stress non di piacere!). Non avvicinare troppo il viso ad un uccello e non guardarlo negli occhi. I nostri occhi appaiono troppo grandi, come quelli di un predatore, spaventandoli. Ciò potrebbe causare una reazione difensiva potenzialmente lesiva nei vostri confronti o potrebbe essere fonte ulteriore di stress che aumenterebbe il dispendio di energie e che potrebbe aggravare anche le condizioni cliniche. Non afferrare mai l’uccello dalla coda, rischierebbe di perderne le penne (timoniere) con conseguente destabilizzazione del volo. Ciò allungherebbe i tempi di degenza nei Centri, fino alla loro ricrescita a scapito della sua libertà. Non afferrare mai gli animali per gli arti (zampe o ali) potrebbe causare fratture o lussazioni e danni alle penne (se si tratta delle ali). Non somministrare farmaci se non è stato prescritto dal Responsabile del CRFS che avete contattato. Molti farmaci contengono principi attivi non adatti agli uccelli. Alcuni farmaci umani o di uso veterinario sono tossici per tartarughe o altri animali.
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